Sulla parità di genere nelle Giunte comunali dei piccoli Comuni

Con sentenza 28 novembre 2016, n. 11870 il TAR Lazio, sez. II bis, affronta la questione della presenza di entrambi i sessi nelle Giunte comunali, decidendo il caso di un piccolo comune il cui Statuto non ammette la nomina di assessori esterni al Consiglio comunale, affermando che è legittima la formazione di una Giunta monogenere laddove le consigliere comunali di maggioranza abbiano rifiutato di ricoprire l'incarico di assessore.

Due consiglieri comunali di minoranza e due cittadine elettrici impugnano la deliberazione di nomina del vicesindaco e dell'assessore di un Comune di circa 900 abitanti, per violazione delle norme sulla parità di genere, in quanto la Giunta risulta composta solo da uomini.

Deducono, nello specifico, la violazione:

  • dell'art. 51 Cost.;
  • dell'art. 6, co. 3 del T.U. Enti locali, a norma del quale gli statuti comunali devono perseguire il fine di "garantire la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali non elettivi";
  • dell'art. 46, co. 2 T.U. Enti locali, secondo cui la nomina dei componenti di giunta, da parte del Sindaco, avviene "nel rispetto del principio di pari opportunità tra donne e uomini, garantendo la presenza di entrambi i sessi";
  • dell'art. 1 co. 137 della legge 57/2014, in base al quale ciascuno dei due sessi deve essere rappresentato all'interno delle Giunte, in misura non inferiore al 40%.

Tale previsione, applicabile solo ai comuni con popolazione superiore ai 3.000 abitanti, viene invocata dai ricorrenti in quanto, a loro dire, portatrice di un principio generale che imporrebbe l'esperimento di un'approfondita istruttoria e di una congrua motivazione, nella fattispecie ritenute assenti, sulle motivazioni che non hanno consentito la rappresentanza di entrambi i generi all'interno dell'organo municipale.

Il TAR Lazio, con sentenza resa in forma semplificata, rigetta il ricorso, ritenendo che "non sia necessaria una specifica motivazione delle ragioni che hanno indotto il sindaco a nominare, in un comune di circa 900 abitanti, alle cariche di vice sindaco e di assessore comunale esclusivamente esponenti di genere maschile, qualora, come nella fattispecie, sia dimostrato che il sindaco abbia interpellato al riguardo le due donne elette al consiglio comunale nell'ambito della maggioranza e le stesse abbiano declinato la disponibilità a far parte della giunta comunale".

Il Collegio fa quindi applicazione, pur non enunciandoli, dei principi già emersi in giurisprudenza e sintetizzati in un precedente intervento sul sito dello Studio, disponibile a questo indirizzo, ossia:

  • nei comuni con popolazione inferiore ai 3000 abitanti, gli obblighi in materia di parità di genere si limitano (a) alla previsione di norme nello Statuto che garantiscano la presenza di entrambi i sessi nelle giunte (art. 6 co. 3 TUEL) e (b) all'onere, per il Sindaco, di garantire la presenza di entrambi i generi nella formazione delle giunte (art. 46 co. 2 TUEL);
  • l'art. 1 co. 137 della L. 57/2014 (con la proporzione 60/40) si applica solo ai comuni con più di 3000 abitanti;
  • i principi di pari opportunità e pari accesso alle cariche elettive devono essere contemperati con quelli di democraticità e di buon andamento dell'amministrazione;
  • è pertanto legittimo la formazione di una giunta monogenere qualora (a) non sia statutariamente ammessa la nomina ad assessori di soggetti estranei al Consiglio comunale; (b) si dia atto in motivazione che le consigliere comunali di maggioranza non hanno accettato l'incarico di assessore.

Come chiosa finale, il TAR afferma che il necessario rapporto fiduciario tra sindaco e assessori "sarebbe messo in pericolo qualora il sindaco fosse costretto a nominare in giunta cittadini aventi il solo titolo di appartenere al genere sottorappresentato".

Sarebbe tuttavia auspicabile che il problema della rappresentanza di entrambi i sessi nelle giunte comunali fosse impostato (e magari risolto) ad un livello superiore.

Se è vero che lo Statuto comunale deve garantire la presenza dei due generi nelle Giunte (art. 6 co. 3 TUEL), si potrebbe ritenere che la norma statutaria che non ammette la nomina di assessori esterni al consiglio comunale non solo freni l'effettiva portata della disposizione del TUEL, ma si ponga in contrasto con essa, nel senso che non garantisce adeguatamente la presenza di entrambi i sessi nelle Giunte.

La sentenza 28 novembre 2016, n. 11870 del TAR Lazio, sez. II bis, è disponibile a questo indirizzo.

Consumo di suolo: prime indicazioni del TAR Lombardia

Il suolo che non può essere consumato secondo la legge regionale n. 31/2014 è solo quello azzonato come agricolo. E nel periodo transitorio fino all'adeguamento dei PGT non è possibile eliminare previsioni relative a piani attuativi per i quali i proprietari si siano tempestivamente attivati manifestando il proprio interesse alla loro attuazione .

Con sentenza n. 47 del 17 gennaio 2017 la sezione I del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia, interviene facendo applicazione della legge regionale della Lombardia n. 31 del 2014 in tema di riduzione del consumo di suolo.

La decisione si pone all'attenzione per le due affermazioni che riguardano:

  • la definizione di suolo interessato dalle limitazioni relative al suo consumo, identificato - secondo la lettera dell'art. 2, comma 1, lettera a), della L.R. 31 - nel solo suolo specificamente azzonato come agricolo;
  • la potestà pianificatoria dei comuni nel periodo transitorio di cui all'art. 5, soggetta da un lato al divieto di non programmare nuovo consumo di suolo e dall’altro alla impossibilità di cancellare previsioni relative a piani attuativi previsti dal PGT per i quali i proprietari si siano tempestivamente attivati manifestando il proprio interesse alla loro attuazione.

La sentenza è certamente di interesse nella misura in cui se il primo enunciato è pacifico, il secondo è certamente meno scontato. 

Pronunciata con riferimento alla particolare fattispecie delle forme di attuazione della pianificazione attuativa del Comune di Brescia, la decisione deve essere letta attentamente  con riguardo alle previsioni di piani attuativi per i quali non sia stato manifestato interesse alla loro attuazione.

Per questi la decisione sembra propendere per la possibilità per l'A.C. di procedere nei loro confronti là dove afferma che "Il nuovo orientamento più restrittivo deve però essere attuato in modo incrementale, rivedendo ogni singolo progetto di piano attuativo, ed esponendo per ciascuno le ragioni che inducono a ritenere non più conforme all’interesse pubblico l’equilibrio perequativo fatto proprio dal PGT".

Il che a significare che la possibilità di intervenire eliminandoli o riducendoli è sì ammessa ma a condizione di motivazione puntuale che non sia quella (unicamente) di contenere il consumo di suolo.

Conclusione che francamente è difficile rinvenire nel dettato della normativa, vero che la riduzione del consumo di suolo rientra tra gli obbiettivi generali della pianificazione urbanistica secondo il dettato dell'art. 1 della Legge Urbanistica a norma del quale:
Il Ministero dei lavori pubblici vigila sull’attività urbanistica anche allo scopo di assicurare, nel rinnovamento ed ampliamento edilizio delle città, il rispetto dei caratteri tradizionali, di favorire il disurbanamento e di frenare la tendenza all’urbanesimo.
La sentenza n. 47 del 17 gennaio 2017 la sezione I del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia, è disponibile sul sito della Giustizia Amministrativa a questo indirizzo.

Appalti pubblici: profili applicativi del rito "superspeciale"

Con sentenza 25 novembre 2016, n. 4994, il Consiglio di Stato (sez. III) delinea i profili applicativi del nuovo rito c.d. "superspeciale" introdotto dall'art. 204 del D.lgs. 50/2016 (c.d. nuovo Codice dei contratti pubblici), in particolare limitandone l'applicabilità alle gare bandite successivamente all'entrata in vigore del nuovo Codice.

L'art. 204 del D.lgs. 50/2016 (c.d. nuovo Codice dei contratti pubblici), in attuazione dell'art. 1 co. 1 lett. bbb) della legge di delega 28 gennaio 2016 n. 11, ha introdotto, nell'ambito del rito abbreviato in materia di appalti, e precisamente ai commi 2-bis, 6-bis e 9 dell'art. 120 c.p.a., un nuovo rito (definito "superspeciale" dalla sentenza in commento) per l'impugnazione dei provvedimenti che determinano le esclusioni dalle procedure di affidamento e le ammissioni ad esse all'esito della valutazione dei requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico-professionali.

La direttrice di fondo di tale nuovo rito è che il contenzioso relativo all'ammissione/esclusione dalla gara debba essere risolto immediatamente (con conseguente preclusione di contestare vizi attinenti l'ammissione/esclusione dei partecipanti nelle successive fasi di gara e nei successivi ricorsi avverso gli ulteriori provvedimenti della procedura) e in tempi rapidi, garantiti da una serrata sequenza di termini processuali particolarmente brevi.

Una delle peculiarità della nuova disciplina consiste nella previsione di un termine di impugnazione (di 30 giorni) che decorre dalla pubblicazione del provvedimento sul profilo del committente della stazione appaltante (nella sezione "Amministrazione trasparente"), ai sensi dell'art. 29 del D.lgs. 50/2016.

Ulteriore particolarità è che l'appello della sentenza resa sul provvedimento di ammissione/esclusione deve essere proposto nel termine di 30 giorni dalla comunicazione della sentenza (o dalla notificazione, se anteriore) "e non trova applicazione il termine lungo decorrente dalla sua pubblicazione" (art. 120 co. 6-bis c.p.a.).

La sentenza del Consiglio di Stato in esame si pronuncia, per quanto d'interesse, sull'eccezione di tardività, sollevata ai sensi dell'art. 120 co. 6-bis c.p.a., di un ricorso in appello notificato oltre il trentesimo giorno dalla comunicazione della sentenza di primo grado.

I giudici di Palazzo Spada colgono l'occasione per chiarire l'applicabilità del nuovo rito sia a livello temporale, sia a livello sistematico.

La sentenza rileva infatti che:

  • il termine "breve" per la proposizione dell'appello si riferisce esclusivamente alle sole impugnazioni di decisioni pronunciate nell'ambito del rito "superspeciale" introdotto dall'art. 204 D.lgs. 50/2016; 
  • per tale motivo, il termine "breve" per la proposizione dell'appello resta circoscritto al solo gravame di sentenze rese su provvedimenti che determinano l'ammissione alla (o le esclusioni dalla) procedura di gara; 
  • l'art. 216 co. 1 D.lgs. 50/2016 prevede in via generale che le disposizioni del nuovo Codice si applicano solo alle procedure bandite dopo la data della sua entrata in vigore, quindi dopo il 19 aprile 2016; 
  • il riferimento al "presente Codice" contenuto nell'art. 216, co. 1, deve essere inteso come comprensivo di tutte le disposizioni contenute nel D.lgs. 50/2016, ossia non solo alle previsioni direttamente riferibili al "Codice dei contratti pubblici" ma anche alle norme inserite, con esso, nel Codice del processo amministrativo (quale l'art. 204 D.lgs. 50/2016); 
  • l'onere dell'impugnazione immediata risulta esigibile solo a fronte della contestuale operatività delle disposizioni del Codice che consentono l'immediata conoscenza di provvedimenti di ammissione/esclusione da parte delle imprese partecipanti alla gara (di cui agli artt. 29 co. 1 e 76 co. 3 D.lgs. 50/2016); 
  • in ogni caso è da preferirsi l'opzione ermeneutica meno sfavorevole per l'esercizio del diritto di difesa.

Alla luce di tali coordinate interpretative, il Consiglio di Stato rileva che a) la procedura di gara della fattispecie è stata bandita prima dell'entrata in vigore del nuovo Codice e b) l'impugnazione riguarda il provvedimento di aggiudicazione della gara e non già i provvedimenti di ammissione/esclusione e dichiara così l'infondatezza dell'eccezione di tardività dell'appello.

Da notare il riconoscimento, ai fini dell'applicabilità del nuovo rito, di un "vincolo funzionale inscindibile"  tra oneri informativi e prescrizioni processuali.

Ciò a dire che è l'applicazione delle norme sull'immediata conoscenza dei provvedimenti da parte delle imprese (mediante pubblicazione sul portale "Amministrazione trasparente" e comunicazione a mezzo pec) a rendere attuabile il "gravoso (e, finora, inedito) onere processuale" dell'immediata impugnazione delle ammissioni alla gara e a giustificare l'applicabilità del nuovo rito "superspeciale", ivi incluse le disposizioni in tema di appello.

Il testo integrale della sentenza del Consiglio di Stato 25 novembre 2016, n. 4994, è disponibile a questo link.

Disciplina per la corretta redazione dei ricorsi e degli atti difensivi nel processo amministrativo

E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. del 3 gennaio 2017 il decreto del Presidente del Consiglio di Stato del 22 dicembre 2016, recante la disciplina dei criteri di redazione e dei limiti dimensionali dei ricorsi e degli altri atti difensivi nel processo amministrativo.

Consumo di suolo: approvati i criteri per l'identificazione delle opere incongrue

Con deliberazione n. X/5832 approvata nella seduta del 18 novembre 2016, la Giunta della Regione Lombardia ha licenziato i criteri per l’identificazione nei Piani di Governo del territorio (PGT) delle opere edilizie incongrue presenti nel territorio agricolo e negli ambiti di valore paesaggistico per le quali prevedere volontari interventi di demolizione e contestuale permeabilizzazione dei suoli.

Orari e chiusure studio durante le festività natalizie

Nel periodo delle festività natalizie lo studio osserverà i seguenti orari:

  • 27 dicembre 2016, martedì: chiusura;
  • 28 dicembre 2016, mercoledì: apertura h. 8:30 / 12:30; pomeriggio chiuso;
  • 29 dicembre 2016, giovedì: apertura h. 8:30 / 12:30; pomeriggio chiuso;
  • 30 dicembre 2016, venerdì: apertura h. 8:30 / 12:30; pomeriggio chiuso;
  • 2 gennaio 2017, lunedì: chiusura;
  • 3 gennaio 2017, martedì: apertura h. 8:30 / 12:30; pomeriggio chiuso;
  • 4 gennaio 2017, mercoledì: apertura h. 8:30 / 12:30; pomeriggio chiuso;
  • 5 gennaio 2017, giovedì: apertura h. 8:30 / 12:30; pomeriggio chiuso.

Decreto SCIA 2: le nuove regole per l'edilizia dall'11 dicembre 2016

Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 277 del 26 novembre 2016, Supplemento ordinario n. 52, il Decreto Legislativo n. 222 del 25 novembre 2016 (c.d. Decreto SCIA 2), recante norme di individuazione di procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA), silenzio assenso e comunicazione e di definizione dei regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti, ai sensi dell’articolo 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124.

Contratti pubblici sotto soglia: pubblicate le linee guida ANAC

Con Delibera n. 1097 del 26 ottobre 2016 l'ANAC - Autorità Nazionale Anticorruzione ha approvato le Linee Guida n. 4, di attuazione del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, recanti "Procedure per l'affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici".

Edifici crollati: la ricostruzione può avvenire a distanza di anni e nel solo rispetto della volumetria

A seguito delle modifiche apportate al Testo Unico dell'Edilizia nel 2013, la ricostruzione di un edificio crollato si qualifica come ristrutturazione edilizia e, qualora non vi sia vincolo, può avvenire avendo come unico parametro quello della volumetria preesistente.

Oneri di urbanizzazione: la determinazione forfettaria non può prescindere dalla natura e dalla consistenza delle opere

Per gentile segnalazione e redazione dello studio legale Carrara di Sondrio.

Nel 1995 un privato presenta istanza di condono al Comune di Milano (il secondo condono edilizio ex L. n. 724/1994) per cambio destinazione d’uso – da produttivo a direzionale di un capannone - attuati tramite le seguenti opere: sostituzione pavimentazione, controsoffittatura per ospitare l’impianto di condizionamento e installazione di pareti in legno-vetro mobili.

Edifici di culto: la disciplina urbanistica lombarda dopo l’intervento della Corte costituzionale.

Su Urbanistica e appalti n. 7/2016 è stato pubblicato l'articolo a firma L. Spallino dal titolo "Edifici di culto: la disciplina urbanistica lombarda dopo l’intervento della Corte costituzionale", commento alla sentenza n. 63 del 23 febbraio 2016 (linkcon cui la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune delle disposizioni contenute nella legge della legge urbanistica della Regione Lombardia (L.R. n. 12 del 2005) in materia di edifici di culto.

Consumo di suolo in Lombardia: la Giunta regionale approva i casi di esclusione

Con delibera n. X/5741 del 24 ottobre 2016 la Giunta regionale della Lombardia ha approvato la proposta di “Criteri di individuazione degli interventi pubblici  e di interesse pubblico o generale di rilevanza sovracomunale per i quali  non trovano applicazione le soglie di riduzione del consumo di suolo”.

Chiusura lunedì 31 ottobre 2016

In vista della festività del 1° novembre 2016, avvisiamo la clientela che lo studio rimarrà chiuso lunedì 31 ottobre 2016 e riaprirà mercoledì 2 ottobre.

Corte Costituzionale: è illegittima la L.R. Lombardia 7/2012 "salva" ristrutturazioni edilizie ante 30.11.2011 senza rispetto della sagoma

Con sentenza n. 224 del 20 ottobre 2016, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 17, comma 1, della L.R. Lombardia n. 7/2012.
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