Disciplina per la corretta redazione dei ricorsi e degli atti difensivi nel processo amministrativo

E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. del 3 gennaio 2017 il decreto del Presidente del Consiglio di Stato del 22 dicembre 2016, recante la disciplina dei criteri di redazione e dei limiti dimensionali dei ricorsi e degli altri atti difensivi nel processo amministrativo.

La disciplina si applica alle (nuove) controversie il cui  termine di proposizione del ricorso di primo grado o di impugnazione inizi a decorrere trascorsi trenta giorni dalla pubblicazione del decreto medesimo nella Gazzetta Ufficiale, ossia il 2 febbraio 2017.

Senza pretesa di esaustività e ferme le specifiche tecniche relative al formato (art. 3):
  • rito dell'accesso, silenzio, decreto ingiuntivo, elettorale o di ottemperanza, atti e ricorsi, non più di 30 mila caratteri (circa 15 pagine);
  • rito ordinario, rito abbreviato comune di cui all'art. 119, rito appalti, nel rito elettorale di cui all'articolo 130 e seguenti del codice del processo amministrativo, e nei giudizi di ottemperanza a decisioni rese nell'ambito di tali riti, 70.000 caratteri (corrispondenti a circa 35 pagine nel formato di cui all'articolo 8); 
  • memoria di costituzione unica relativa a un numero di ricorsi o impugnazioni superiori a due, proposti contro un atto plurimo: non può eccedere le dimensioni della somma delle singole memorie diviso due; 
  • domanda di misure cautelari autonomamente proposta successivamente al ricorso, tra 10 mila caratteri (corrispondenti a circa cinque pagine nel formato di cui all’art. 8) e 20 mila (corrispondenti a circa dieci pagine. Idem per le memorie di replica. 

A tal fine (art. 4/8):
  • sono escluse le intestazioni e le altre indicazioni formali dell'atto, quali epigrafe, indicazione delle parti e dei difensori e relative formalità, individuazione dell'atto impugnato, riassunto preliminare, di lunghezza non eccedente 4.000 caratteri (circa 2 pagine), che sintetizza i motivi dell'atto processuale, indice dei motivi e delle questioni,  ragioni, indicate in non oltre 4.000 caratteri (circa 2 pagine), per le quali l'atto processuale rientri nelle ipotesi di deroga alle limitazioni e relativa istanza, conclusioni dell'atto, dichiarazioni concernenti il contributo unificato e altre dichiarazioni richieste o consentite dalla legge, ivi compresa l'eventuale istanza di oscuramento dei dati personali ai sensi dell'articolo 52, d.lgs. n. 196/2003, data e luogo e le sottoscrizioni delle parti e dei difensori, indice degli allegati, procure a rappresentare le parti in giudizio, relazioni di notifica e relative richieste e dichiarazioni;
  • nel conteggio del numero massimo di caratteri non si computano gli spazi; 
  • fermo restando il numero massimo di caratteri, gli atti sono redatti sull'equivalente digitale di foglio A4, mediante caratteri di tipo corrente e di agevole lettura (ad es. Times New Roman, Courier, Garamond) e preferibilmente di dimensioni di 14 pt, con un'interlinea di 1,5 e margini orizzontali e verticali di cm. 2,5 (in alto, in basso, a sinistra e a destra della pagina); 
  • non sono consentite note a piè di pagina
  • in caso di utilizzo di caratteri, spaziature e formati diversi, ne deve essere possibile la conversione in conformità alle specifiche tecniche sopra indicate, fermo restando il limite massimo di caratteri.

Il superamento dei limiti dimensionali può essere preventivamente autorizzato (se pur nei limiti di cui all'art. 5, c. 1), con istanza in calce allo schema di ricorso, qualora i presupposti siano di straordinario rilievo, tale da non permettere una adeguata tutela nel rispetto dei limiti dimensionali previsti. A questo fine il ricorrente, principale o incidentale, formula istanza motivata, sulla quale il Presidente o il magistrato delegato si pronuncia con decreto entro i tre giorni successivi. Nell'ambito del processo amministrativo telematico detto decreto è automaticamente indirizzato, dopo la firma elettronica del magistrato e del segretario, all'indirizzo PEC della parte istante. In caso di mancanza o di tardività della pronuncia l'istanza si intende accolta nei limiti di cui all'articolo 5 comma l.

In caso di superamento dei limiti dimensionali non autorizzato preventivamente ai sensi dell'articolo 6, per gravi e giustificati motivi il giudice, su istanza della parte interessata, può successivamente autorizzare, in tutto o in parte, l'avvenuto superamento dei limiti dimensionali; è in ogni caso fatta salva la facoltà della parte di indicare gli argomenti o i motivi cui intende rinunciare.

Gli atti devono: 
  • recare distintamente l'esposizione dei fatti e dei motivi, in parti specificamente rubricate (si raccomanda la ripartizione in: Fatto/Diritto; Fatto/Motivi; Fatto e svolgimento dei pregressi gradi di giudizio/Motivi); 
  • recare in distinti paragrafi, specificamente titolati, le eccezioni di rito e di merito, le richieste di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE, le richieste di rinvio alla Corte costituzionale, le istanze istruttorie e processuali ( es. di sospensione, interruzione, riunione); 
  • recare i motivi e le specifiche domande formulate in paragrafi numerati e muniti di titolo;
  • recare in modo chiaro, in calce alle conclusioni dell'atto processuale o in atto allegato evidenziato nell'indice della produzione documentale, l'eventuale istanza di oscuramento dei dati personali ai sensi dell'articolo 52, d.lgs. n. 196/2003 e altre istanze su cui il giudice sia tenuto a pronunciarsi.

Gli atti devono altresì: 
  • evitare, se non è strettamente necessario, la riproduzione pedissequa di parti del provvedimento amministrativo o giurisdizionale impugnato, di documenti e di atti di precedenti gradi di giudizio mediante '"copia e incolla";
  • in caso di riproduzione, devono riportare la parte riprodotta tra virgolette, e/o in corsivo, o con altra modalità atta ad evidenziarla e differenziarla dall'atto difensivo.

Gli atti possono, se soggetti al regime del processo amministrativo telematico, contenere collegamenti ipertestuali a detti documenti e atti quando menzionano documenti o altri atti processuali: espressione di difficile decifrabilità in quanto, se - come sembra - si fa riferimento agli atti o ai documenti di causa presenti nel fascicolo, il sistema non consente di creare un collegamento ipertestuale tramite la generazione di un url, ma solo di accedere al documento all’interno della consolle da parte dei soggetti autorizzati.

La sintesi del contenuto dell'atto (e, ove possibile, un sommario) è richiesta solo nell'ipotesi in cui eccedano i limiti dimensionali ordinari di cui all'articolo 3.

Il decreto 22 dicembre 2016 "Disciplina dei criteri di redazione e dei limiti dimensionali dei ricorsi e degli altri atti difensivi nel processo amministrativo" è disponibile sul sito della Gazzetta Ufficiale a questa pagina.

Consumo di suolo: approvati i criteri per l'identificazione delle opere incongrue

Con deliberazione n. X/5832 approvata nella seduta del 18 novembre 2016, la Giunta della Regione Lombardia ha licenziato i criteri per l’identificazione nei Piani di Governo del territorio (PGT) delle opere edilizie incongrue presenti nel territorio agricolo e negli ambiti di valore paesaggistico per le quali prevedere volontari interventi di demolizione e contestuale permeabilizzazione dei suoli.

A norma dell'art. 4, comma 9, della L.R. Lombardia n. 31/2014,
i comuni nell'ambito dei rispettivi piani di governo del territorio possono identificare, sulla base di criteri definiti dalla Giunta regionale, le opere edilizie incongrue presenti nel territorio agricolo e negli ambiti di valore paesaggistico per le quali prevedere volontari interventi di demolizione e contestuale permeabilizzazione dei suoli. La rimozione delle opere incongrue, nonché il ripristino ambientale dei suoli, comporta il riconoscimento ai soggetti interessati di diritti edificatori dimensionati secondo criteri stabiliti dal piano di governo del territorio. I diritti edificatori così riconosciuti sono utilizzabili in opportuni ambiti individuati dal piano di governo del territorio entro il tessuto urbano consolidato. Tali previsioni potranno essere attuate a condizione che gli edifici siano a norma con i permessi previsti dalla legge, non sottoposti a specifica tutela e non adibiti a uso agricolo da almeno cinque anni.
Con la delibera n. X/5832, la Giunta regionale ha anzitutto deciso di delimitare il campo di applicazione dei criteri, specificando che per opere edilizie, rispetto a cui valutare gli elementi di incongruità, debbono intendersi sia gli edifici sia i manufatti edilizi che rispondano ai seguenti requisiti:

  • siano a norma con i permessi previsti dalla legge, non sottoposti a specifica tutela e non adibiti a uso agricolo da almeno cinque anni;
    • il che a significare, sottolinea l'allegato alla deliberazione regionale, anzitutto l'esclusione dall'applicazione dei criteri rispettivamente delle opere in cui l'attività agricola non sia cessata da almeno cinque anni, delle opere assoggettate a specifica tutela e di quelle non a norma con i permessi previsti dalla legge, ovvero realizzate in violazione di norme di legge o di prescrizioni di strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica o realizzate in assenza o in difformità dai titoli abilitativi richiesti, per i quali trova invece applicazione la disciplina in materia di opere abusive;
  • siano localizzati nel territorio agricolo o negli ambiti di valore paesaggistico:
    • ossia in contesti caratterizzati e riconosciuti dal PGT da valenze agricole (aree destinate all'agricoltura, così come individuate nel Piano delle Regole) oppure da elevata qualità paesaggistica (ambiti assoggettati a specifica tutela paesaggistica in base alla normativa statale e regionale e aree di valore paesistico-ambientale ed ecologiche così come individuate nel Piano delle Regole, ovvero aree inserite in parchi regionali, riserve, monumenti naturali, siti Natura 2000, rete ecologica regionale, nonché ·le aree di elevata naturalità individuate dal Piano Paesaggistico Regionale, ecc.).

Quanto alla definizione di incongruità, la Regione ha ritenuto appropriato riferirsi "in particolare alle opere edilizie esistenti - nel territorio agricolo o negli ambiti di valore paesaggistico - che, per impatto visivo, dimensioni planivolumetriche o caratteristiche tipologiche e funzionali, rappresentino un'evidente alterazione negativa e permanente (detrattori ambientali) dell'integrità e dell'identità storica, culturale e paesaggistica dei luoghi".

A questo fine ha indicato "i principali" (e quindi non esaustivi) "elementi da considerare".

In chiusura, l'allegato al deliberato regionale riporta "alcune indicazioni funzionali ai criteri stessi e utili ad orientare l'operato dei Comuni rispetto al tema, di competenza dei PGT, del dimensionamento dei diritti edificatori e del ripristino ambientale dei suolo", con riferimento:

  • al dimensionamento dei diritti edificatori riconosciuti come compensazione urbanistica;
  • al ripristino ambientale dei suoli.

In linea generale, i criteri indicati dalla Giunta regionale evidenziano, qualora ve ne fosse bisogno, che la tutela del territorio attraverso la riduzione del consumo di suolo non passa unicamente attraverso strategie di natura urbanistica, ma fonde esigenze di tutela del contesto agricolo con esigenze di tutela paesaggistica.

La deliberazione 18 novembre 2016 n. X/5832 della Giunta Regionale della Lombardia è disponibile a questo indirizzo.

Orari e chiusure studio durante le festività natalizie

Nel periodo delle festività natalizie lo studio osserverà i seguenti orari:

  • 27 dicembre 2016, martedì: chiusura;
  • 28 dicembre 2016, mercoledì: apertura h. 8:30 / 12:30; pomeriggio chiuso;
  • 29 dicembre 2016, giovedì: apertura h. 8:30 / 12:30; pomeriggio chiuso;
  • 30 dicembre 2016, venerdì: apertura h. 8:30 / 12:30; pomeriggio chiuso;
  • 2 gennaio 2017, lunedì: chiusura;
  • 3 gennaio 2017, martedì: apertura h. 8:30 / 12:30; pomeriggio chiuso;
  • 4 gennaio 2017, mercoledì: apertura h. 8:30 / 12:30; pomeriggio chiuso;
  • 5 gennaio 2017, giovedì: apertura h. 8:30 / 12:30; pomeriggio chiuso.

Decreto SCIA 2: le nuove regole per l'edilizia dall'11 dicembre 2016

Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 277 del 26 novembre 2016, Supplemento ordinario n. 52, il Decreto Legislativo n. 222 del 25 novembre 2016 (c.d. Decreto SCIA 2), recante norme di individuazione di procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA), silenzio assenso e comunicazione e di definizione dei regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti, ai sensi dell’articolo 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124.

Il Decreto, che entrerà in vigore il prossimo 11 dicembre 2016, ha come obiettivo la semplificazione dei procedimenti per la realizzazione degli interventi edilizi.

Al testo è infatti allegata una tabella che individua per ciascuna attività la procedura richiesta ed il titolo edilizio necessario.

La novella legislativa interviene inoltre in modo significativo sul Testo Unico dell’Edilizia eliminando la Denuncia di inizio attività (Dia), ora sostituita completamente dalla Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), e la Comunicazione di inizio lavori (Cil).

Rinviando a futuri interventi per un'analisi più approfondita, in estrema sintesi riassumiamo di seguito le novità della Riforma.

Nel sistema edilizio permarranno i seguenti regimi amministrativi:

  • Attività di edilizia libera;
  • Cila, comunicazione di inizio lavori asseverata;
  • Scia, segnalazione certificata di inizio attività;
  • Permesso di costruire.

Tra le opere di edilizia libera, per le quali non è necessaria la comunicazione di inizio lavori, vengono incluse:

  • opere di manutenzione ordinaria, ovvero riparazione, rinnovamento, sostituzione di finiture di edifici, opere necessarie a integrare o mantenere in efficienza impianti tecnologici esistenti;
  • interventi di installazione di pompe di calore di potenza termica inferiore a 12 kw;
  • installazione di pannelli solari e fotovoltaici in edifici fuori dai centri storici;
  • opere di pavimentazione o finitura di spazi esterni;
  • realizzazione di aree ludiche senza scopo di lucro;
  • installazione di elementi di arredo nelle aree pertinenti l’edificio.

Sarà invece necessario fare ricorso alla Cila nei casi di:

  • restauro e risanamento conservativo che non interessano parti strutturali dell’edificio;
  • manutenzione straordinaria leggera, ovvero interventi edilizi che non alterino la volumetria, che non modifichino la sagoma e i prospetti e che non riguardino le parti strutturali dell’edificio.

La Scia (con inizio lavori il giorno stesso di presentazione della pratica) sarà necessaria in caso di:

  • interventi di manutenzione straordinaria riguardanti le parti strutturali dell'edificio;
  • interventi di restauro e di risanamento conservativo riguardanti le parti strutturali dell'edificio;
  • interventi di ristrutturazione edilizia;
  • varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non modificano la destinazione d'uso e la categoria edilizia e che non alterano la sagoma degli edifici vincolati;
  • varianti a permessi di costruire che non comportano una variazione essenziale, a condizione che siano conformi alle prescrizioni urbanistico-edilizie e siano attuate dopo l'acquisizione degli eventuali atti di assenso prescritti dalla normativa sui vincoli paesaggistici, idrogeologici, ambientali, di tutela del patrimonio storico, artistico e archeologico e dalle altre normative di settore.

Si potrà invece usufruire della Scia alternativa al permesso di costruire (con inizio lavori dopo 30 giorni la presentazione della pratica) in caso di:

  • interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti o che, limitatamente agli immobili nei centri storici, comportino mutamenti della destinazione d’uso, nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli;
  • interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani attuativi, o accordi negoziali aventi valore di piano attuativo, che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive;
  • interventi di nuova costruzione effettuati in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche.

Il permesso di costruire rimarrà infine obbligatorio per:

  • interventi di nuova costruzione;
  • interventi di ristrutturazione urbanistica;
  • interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti o che, limitatamente agli immobili compresi nei centri storici, comportino mutamenti della destinazione d’uso, nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili vincolati.

Il testo integrale del Decreto Legislativo n. 222 del 25 novembre 2016 e la tabella allegata sono reperibili sul sito della Gazzetta Ufficiale a questo indirizzo.

Contratti pubblici sotto soglia: pubblicate le linee guida ANAC

Con Delibera n. 1097 del 26 ottobre 2016 l'ANAC - Autorità Nazionale Anticorruzione ha approvato le Linee Guida n. 4, di attuazione del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, recanti "Procedure per l'affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici".

Il documento è redatto ai sensi dell'art. 36, comma 7, del Codice degli Appalti, che affida all'ANAC la definizione delle modalità di dettaglio per supportare le stazioni appaltanti nelle attività relative ai contratti di importo inferiore alla soglia di rilevanza europea e migliorare la qualità delle procedure, delle indagini di mercato nonché della formazione e gestione degli elenchi degli operatori economici.

Com'è noto, il nuovo Codice dei Contratti Pubblici non trova più la propria disciplina di attuazione in un Regolamento, bensì in un sistema di atti di indirizzo e linee guida di carattere generale adottati dall’ANAC o, comunque, su proposta della stessa Autorità.

In quest'ottica, nei mesi scorsi l'Autorità ha emanato: Linee Guida n. 1 “Indirizzi generali sull’affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria” in data 14 settembre 2016, Linee Guida n. 2 “Offerta economicamente più vantaggiosa” il 21 settembre 2016 e Linee guida n. 3 "Nomina, ruolo e compiti del responsabile unico del procedimento per l’affidamento di appalti e concessioni" in concomitanza con il documento di cui si discorre.

Tornando a quest'ultimo, dopo l'introduttiva specificazione circa il loro ambito di applicazione alle stazioni appaltanti e i principi comuni (economicità, efficacia, tempestività, correttezza, libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, pubblicità e rotazione) cui devono tendere l'affidamento e l'esecuzione di lavori, servizi e forniture in virtù del richiamo contenuto nell'art. 36 all'art. 30, l'Autorità si dedica al dettaglio delle tre tipologie di affidamento previste nel Codice:

  1. Affidamento ed esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore a 40.000,00 euro.
  2. Affidamenti di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000 euro per lavori, o alle soglie di cui all’articolo 35 per forniture e i servizi.
  3. Affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 1.000.000 di euro.

Sulla premessa che le stazioni appaltanti possono ricorrere, nell’esercizio della propria discrezionalità, alle procedure ordinarie, anziché a quelle semplificate, qualora le esigenze del mercato suggeriscano di assicurare il massimo confronto concorrenziale, in termini generali, rinviando al documento dell'Autorità per le indicazioni di dettaglio, ricordiamo che:

  • l'affidamento di cui al punto 1 può avvenire tramite affidamento diretto, adeguatamente motivato, e nel caso di affidamento di lavori anche tramite amministrazione diretta. La procedura prende avvio con una determina a contrarre ovvero con atto ad essa equivalente contenente almeno l'indicazione dell'interesse pubblico che si intende soddisfare, le caratteristiche delle opere, dei beni, dei servizi che si intendono acquistare, l'importo massimo stimato dell'affidamento e la relativa copertura contabile, la procedura che si intende seguire, i criteri per la selezione degli operatori economici e delle offerte nonché le principali condizioni contrattuali. L'operatore economico deve essere in possesso dei requisiti di carattere generale di cui all'art. 80 D.Lgs. 50/2016, nonché dei requisiti minimi di idoneità professionale, capacità economica e finanziaria, capacità tecniche e professionali. La scelta dell'affidatario deve essere adeguatamente motivata nella determina a contrarre o nell'atto ad essa equivalente e può essere espressa in forma sintetica per affidamenti di valore inferiore a 1.000,00 euro. La stipula del contratto può avvenire mediante corrispondenza secondo l'uso del commercio consistente in un apposito scambio di lettere, anche tramite posta elettronica certificata o strumenti analoghi, senza applicazione del termine dilatorio di stand still.
  • l'affidamento di cui al punto 2 può avvenire tramite procedura negoziata, previa consultazione di almeno cinque operatori economici, ove esistenti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici o, nel caso di lavori, anche in amministrazione diretta, fatta salva l'applicazione della procedura negoziata per l'acquisto e il noleggio dei mezzi necessari. La determina a contrarre presenta le medesime caratteristiche di quella di cui al punto precedente. Successivamente la procedura si articola in tre fasi: (a) svolgimento di indagini di mercato o consultazione di elenchi per la selezione di operatori economici da invitare al confronto competitivo, pubblicizzato tramite avviso sul profilo di committente nella sezione "amministrazione trasparente"; (b) confronto competitivo tra gli operatori selezionati e invitati e scelta dell'affidatario; (c) stipulazione del contratto, a pena di nullità, con atto pubblico notarile informatico, ovvero, in modalità elettronica, in forma pubblica amministrativa o mediante scrittura privata ovvero mediante corrispondenza, senza applicazione del termine dilatorio si stand still. In via preliminare l'Autorità indica l'opportunità che le amministrazioni si dotino di un regolamento teso a disciplinare: le modalità di conduzione delle indagini di mercato, le modalità di costituzione dell'elenco dei fornitori e i criteri di scelte dei soggetti da invitare a presentare offerta a seguito di indagine di mercato o attingendo dall'elenco dei fornitori propri o da quelli presenti nel Mercato Elettronico delle P.A.
  • l'affidamento di cui al punto 3 può avvenire secondo le regole procedurali di cui all'art. 63, comma 6, del Codice, con consultazione di almeno dieci operatori economici. La procedura ricalca quella di cui al punto precedente, ma, sottolinea l'Autorità, considerata l'ampiezza del limite di soglia sino a 1.000.000,00 di euro appare tanto più necessaria l'individuazione di meccanismi idonei a garantire la trasparenza della procedura e la parità di trattamento degli operatori economici. Per tale ragione, per affidamenti di importo superiore a 500.000,00 euro le stazioni appaltanti motivano il mancato ricorso a procedure ordinarie che prevedono un maggior grado di trasparenza negli affidamenti. Diversamente dai punti che precedono, poi, ai sensi dell'art. 32, comma 10, si applica il termine dilatorio di 35 giorni per la stipula del contratto.

La Delibera n. 1097 del 26 ottobre 2016 dell'Autorità Nazionale Anticorruzione portante Linee Guida n. 4 "Procedure per l'affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici" è reperibile a questo indirizzo.

Edifici crollati: la ricostruzione può avvenire a distanza di anni e nel solo rispetto della volumetria

A seguito delle modifiche apportate al Testo Unico dell'Edilizia nel 2013, la ricostruzione di un edificio crollato si qualifica come ristrutturazione edilizia e, qualora non vi sia vincolo, può avvenire avendo come unico parametro quello della volumetria preesistente.

Oneri di urbanizzazione: la determinazione forfettaria non può prescindere dalla natura e dalla consistenza delle opere

Per gentile segnalazione e redazione dello studio legale Carrara di Sondrio.

Nel 1995 un privato presenta istanza di condono al Comune di Milano (il secondo condono edilizio ex L. n. 724/1994) per cambio destinazione d’uso – da produttivo a direzionale di un capannone - attuati tramite le seguenti opere: sostituzione pavimentazione, controsoffittatura per ospitare l’impianto di condizionamento e installazione di pareti in legno-vetro mobili.

Edifici di culto: la disciplina urbanistica lombarda dopo l’intervento della Corte costituzionale.

Su Urbanistica e appalti n. 7/2016 è stato pubblicato l'articolo a firma L. Spallino dal titolo "Edifici di culto: la disciplina urbanistica lombarda dopo l’intervento della Corte costituzionale", commento alla sentenza n. 63 del 23 febbraio 2016 (linkcon cui la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune delle disposizioni contenute nella legge della legge urbanistica della Regione Lombardia (L.R. n. 12 del 2005) in materia di edifici di culto.

Consumo di suolo in Lombardia: la Giunta regionale approva i casi di esclusione

Con delibera n. X/5741 del 24 ottobre 2016 la Giunta regionale della Lombardia ha approvato la proposta di “Criteri di individuazione degli interventi pubblici  e di interesse pubblico o generale di rilevanza sovracomunale per i quali  non trovano applicazione le soglie di riduzione del consumo di suolo”.

Chiusura lunedì 31 ottobre 2016

In vista della festività del 1° novembre 2016, avvisiamo la clientela che lo studio rimarrà chiuso lunedì 31 ottobre 2016 e riaprirà mercoledì 2 ottobre.

Corte Costituzionale: è illegittima la L.R. Lombardia 7/2012 "salva" ristrutturazioni edilizie ante 30.11.2011 senza rispetto della sagoma

Con sentenza n. 224 del 20 ottobre 2016, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 17, comma 1, della L.R. Lombardia n. 7/2012.

Codice dei contratti (2006): decorso del termine per la sottoscrizione del contratto e responsabilità precontrattuale della P.A.

L'art. 11, comma 9, del D.lgs. n. 163/2006 dispone(va) che divenuta efficace l'aggiudicazione definitiva, e fatto salvo l'esercizio dei poteri di autotutela nei casi consentiti dalle norme vigenti, la stipulazione del contratto di appalto o di concessione dovesse avere luogo entro il termine di sessanta giorni, salvo diverso termine previsto nel bando o nell'invito ad offrire.

Telefonia fissa: limiti alla impugnazione delle previsioni di localizzazione degli strumenti urbanistici

Con sentenza n. 2067 del 31 agosto 2016 il TAR Campania, Salerno, precisa i limiti dell'impugnazione degli atti di pianificazione attraverso i quali le amministrazioni locali individuano specifiche zone destinate ad ospitare gli impianti fissi di telefonia cellulare.

Presupposti della class action nei confronti della Pubblica Amministrazione

Con sentenza 15 settembre 2016, n. 2175 il T.A.R. Palermo, chiamato ad esprimersi sul ricorso promosso da un gruppo di tassisti siciliani nei confronti della Regione, chiarisce i presupposti di ammissibilità della class action nei confronti della P.A. e i profili giurisdizionali in tema di concessioni di servizi.
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