Decreto SCIA 2: le nuove regole per l'edilizia dall'11 dicembre 2016

Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 277 del 26 novembre 2016, Supplemento ordinario n. 52, il Decreto Legislativo n. 222 del 25 novembre 2016 (c.d. Decreto SCIA 2), recante norme di individuazione di procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA), silenzio assenso e comunicazione e di definizione dei regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti, ai sensi dell’articolo 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124.

Il Decreto, che entrerà in vigore il prossimo 11 dicembre 2016, ha come obiettivo la semplificazione dei procedimenti per la realizzazione degli interventi edilizi.

Al testo è infatti allegata una tabella che individua per ciascuna attività la procedura richiesta ed il titolo edilizio necessario.

La novella legislativa interviene inoltre in modo significativo sul Testo Unico dell’Edilizia eliminando la Denuncia di inizio attività (Dia), ora sostituita completamente dalla Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), e la Comunicazione di inizio lavori (Cil).

Rinviando a futuri interventi per un'analisi più approfondita, in estrema sintesi riassumiamo di seguito le novità della Riforma.

Nel sistema edilizio permarranno i seguenti regimi amministrativi:

  • Attività di edilizia libera;
  • Cila, comunicazione di inizio lavori asseverata;
  • Scia, segnalazione certificata di inizio attività;
  • Permesso di costruire.

Tra le opere di edilizia libera, per le quali non è necessaria la comunicazione di inizio lavori, vengono incluse:

  • opere di manutenzione ordinaria, ovvero riparazione, rinnovamento, sostituzione di finiture di edifici, opere necessarie a integrare o mantenere in efficienza impianti tecnologici esistenti;
  • interventi di installazione di pompe di calore di potenza termica inferiore a 12 kw;
  • installazione di pannelli solari e fotovoltaici in edifici fuori dai centri storici;
  • opere di pavimentazione o finitura di spazi esterni;
  • realizzazione di aree ludiche senza scopo di lucro;
  • installazione di elementi di arredo nelle aree pertinenti l’edificio.

Sarà invece necessario fare ricorso alla Cila nei casi di:

  • restauro e risanamento conservativo che non interessano parti strutturali dell’edificio;
  • manutenzione straordinaria leggera, ovvero interventi edilizi che non alterino la volumetria, che non modifichino la sagoma e i prospetti e che non riguardino le parti strutturali dell’edificio.

La Scia (con inizio lavori il giorno stesso di presentazione della pratica) sarà necessaria in caso di:

  • interventi di manutenzione straordinaria riguardanti le parti strutturali dell'edificio;
  • interventi di restauro e di risanamento conservativo riguardanti le parti strutturali dell'edificio;
  • interventi di ristrutturazione edilizia;
  • varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non modificano la destinazione d'uso e la categoria edilizia e che non alterano la sagoma degli edifici vincolati;
  • varianti a permessi di costruire che non comportano una variazione essenziale, a condizione che siano conformi alle prescrizioni urbanistico-edilizie e siano attuate dopo l'acquisizione degli eventuali atti di assenso prescritti dalla normativa sui vincoli paesaggistici, idrogeologici, ambientali, di tutela del patrimonio storico, artistico e archeologico e dalle altre normative di settore.

Si potrà invece usufruire della Scia alternativa al permesso di costruire (con inizio lavori dopo 30 giorni la presentazione della pratica) in caso di:

  • interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti o che, limitatamente agli immobili nei centri storici, comportino mutamenti della destinazione d’uso, nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli;
  • interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani attuativi, o accordi negoziali aventi valore di piano attuativo, che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive;
  • interventi di nuova costruzione effettuati in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche.

Il permesso di costruire rimarrà infine obbligatorio per:

  • interventi di nuova costruzione;
  • interventi di ristrutturazione urbanistica;
  • interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti o che, limitatamente agli immobili compresi nei centri storici, comportino mutamenti della destinazione d’uso, nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili vincolati.

Il testo integrale del Decreto Legislativo n. 222 del 25 novembre 2016 e la tabella allegata sono reperibili sul sito della Gazzetta Ufficiale a questo indirizzo.

Contratti pubblici sotto soglia: pubblicate le linee guida ANAC

Con Delibera n. 1097 del 26 ottobre 2016 l'ANAC - Autorità Nazionale Anticorruzione ha approvato le Linee Guida n. 4, di attuazione del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, recanti "Procedure per l'affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici".

Il documento è redatto ai sensi dell'art. 36, comma 7, del Codice degli Appalti, che affida all'ANAC la definizione delle modalità di dettaglio per supportare le stazioni appaltanti nelle attività relative ai contratti di importo inferiore alla soglia di rilevanza europea e migliorare la qualità delle procedure, delle indagini di mercato nonché della formazione e gestione degli elenchi degli operatori economici.

Com'è noto, il nuovo Codice dei Contratti Pubblici non trova più la propria disciplina di attuazione in un Regolamento, bensì in un sistema di atti di indirizzo e linee guida di carattere generale adottati dall’ANAC o, comunque, su proposta della stessa Autorità.

In quest'ottica, nei mesi scorsi l'Autorità ha emanato: Linee Guida n. 1 “Indirizzi generali sull’affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria” in data 14 settembre 2016, Linee Guida n. 2 “Offerta economicamente più vantaggiosa” il 21 settembre 2016 e Linee guida n. 3 "Nomina, ruolo e compiti del responsabile unico del procedimento per l’affidamento di appalti e concessioni" in concomitanza con il documento di cui si discorre.

Tornando a quest'ultimo, dopo l'introduttiva specificazione circa il loro ambito di applicazione alle stazioni appaltanti e i principi comuni (economicità, efficacia, tempestività, correttezza, libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, pubblicità e rotazione) cui devono tendere l'affidamento e l'esecuzione di lavori, servizi e forniture in virtù del richiamo contenuto nell'art. 36 all'art. 30, l'Autorità si dedica al dettaglio delle tre tipologie di affidamento previste nel Codice:

  1. Affidamento ed esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore a 40.000,00 euro.
  2. Affidamenti di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000 euro per lavori, o alle soglie di cui all’articolo 35 per forniture e i servizi.
  3. Affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 1.000.000 di euro.

Sulla premessa che le stazioni appaltanti possono ricorrere, nell’esercizio della propria discrezionalità, alle procedure ordinarie, anziché a quelle semplificate, qualora le esigenze del mercato suggeriscano di assicurare il massimo confronto concorrenziale, in termini generali, rinviando al documento dell'Autorità per le indicazioni di dettaglio, ricordiamo che:

  • l'affidamento di cui al punto 1 può avvenire tramite affidamento diretto, adeguatamente motivato, e nel caso di affidamento di lavori anche tramite amministrazione diretta. La procedura prende avvio con una determina a contrarre ovvero con atto ad essa equivalente contenente almeno l'indicazione dell'interesse pubblico che si intende soddisfare, le caratteristiche delle opere, dei beni, dei servizi che si intendono acquistare, l'importo massimo stimato dell'affidamento e la relativa copertura contabile, la procedura che si intende seguire, i criteri per la selezione degli operatori economici e delle offerte nonché le principali condizioni contrattuali. L'operatore economico deve essere in possesso dei requisiti di carattere generale di cui all'art. 80 D.Lgs. 50/2016, nonché dei requisiti minimi di idoneità professionale, capacità economica e finanziaria, capacità tecniche e professionali. La scelta dell'affidatario deve essere adeguatamente motivata nella determina a contrarre o nell'atto ad essa equivalente e può essere espressa in forma sintetica per affidamenti di valore inferiore a 1.000,00 euro. La stipula del contratto può avvenire mediante corrispondenza secondo l'uso del commercio consistente in un apposito scambio di lettere, anche tramite posta elettronica certificata o strumenti analoghi, senza applicazione del termine dilatorio di stand still.
  • l'affidamento di cui al punto 2 può avvenire tramite procedura negoziata, previa consultazione di almeno cinque operatori economici, ove esistenti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici o, nel caso di lavori, anche in amministrazione diretta, fatta salva l'applicazione della procedura negoziata per l'acquisto e il noleggio dei mezzi necessari. La determina a contrarre presenta le medesime caratteristiche di quella di cui al punto precedente. Successivamente la procedura si articola in tre fasi: (a) svolgimento di indagini di mercato o consultazione di elenchi per la selezione di operatori economici da invitare al confronto competitivo, pubblicizzato tramite avviso sul profilo di committente nella sezione "amministrazione trasparente"; (b) confronto competitivo tra gli operatori selezionati e invitati e scelta dell'affidatario; (c) stipulazione del contratto, a pena di nullità, con atto pubblico notarile informatico, ovvero, in modalità elettronica, in forma pubblica amministrativa o mediante scrittura privata ovvero mediante corrispondenza, senza applicazione del termine dilatorio si stand still. In via preliminare l'Autorità indica l'opportunità che le amministrazioni si dotino di un regolamento teso a disciplinare: le modalità di conduzione delle indagini di mercato, le modalità di costituzione dell'elenco dei fornitori e i criteri di scelte dei soggetti da invitare a presentare offerta a seguito di indagine di mercato o attingendo dall'elenco dei fornitori propri o da quelli presenti nel Mercato Elettronico delle P.A.
  • l'affidamento di cui al punto 3 può avvenire secondo le regole procedurali di cui all'art. 63, comma 6, del Codice, con consultazione di almeno dieci operatori economici. La procedura ricalca quella di cui al punto precedente, ma, sottolinea l'Autorità, considerata l'ampiezza del limite di soglia sino a 1.000.000,00 di euro appare tanto più necessaria l'individuazione di meccanismi idonei a garantire la trasparenza della procedura e la parità di trattamento degli operatori economici. Per tale ragione, per affidamenti di importo superiore a 500.000,00 euro le stazioni appaltanti motivano il mancato ricorso a procedure ordinarie che prevedono un maggior grado di trasparenza negli affidamenti. Diversamente dai punti che precedono, poi, ai sensi dell'art. 32, comma 10, si applica il termine dilatorio di 35 giorni per la stipula del contratto.

La Delibera n. 1097 del 26 ottobre 2016 dell'Autorità Nazionale Anticorruzione portante Linee Guida n. 4 "Procedure per l'affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici" è reperibile a questo indirizzo.

Edifici crollati: la ricostruzione può avvenire a distanza di anni e nel solo rispetto della volumetria

A seguito delle modifiche apportate al Testo Unico dell'Edilizia nel 2013, la ricostruzione di un edificio crollato si qualifica come ristrutturazione edilizia e, qualora non vi sia vincolo, può avvenire avendo come unico parametro quello della volumetria preesistente.

In fattispecie riguardante la ricostruzione di un edificio crollato a seguito di una esplosione di gas, il TAR Piemonte interviene evidenziando come la vigente definizione normativa della ristrutturazione edilizia
esclude, diversamente dal passato, sia il requisito temporale della contestualità fra demolizione e ricostruzione, sia la condizione del rispetto della preesistente sagoma (con l’eccezione degli immobili sottoposti a vincolo ai sensi del d.lgs. n. 42 del 2004), subordinando il ripristino al solo limite della volumetria preesistente.
L’art. 3, primo comma – lett. d) del Testo Unico (come modificato dapprima dall’art. 1 del d.lgs. n. 301 del 2002 e poi dall’art. 30 del d.l. n. 69 del 2013) ricomprende infatti nella ristrutturazione anche il “ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati e demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza”.

La decisione consolida l'orientamento dei giudici amministrativi, i quali hanno avuto modo di chiarire che la cancellazione del riferimento all’identità di sagoma induce ad escludere anche l’esigenza che sia conservata un’identica area di sedime.

Ne consegue che la modesta traslazione della costruzione sul lotto di pertinenza non comporta necessariamente la qualificazione dell’intervento come “nuova costruzione” (cfr. TAR Abruzzo, Pescara, 9 luglio 2015 n. 294), così come, avendo il legislatore eliminato il riferimento al rispetto della sagoma per gli immobili non vincolati, la ristrutturazione edilizia consistente nella demolizione e ricostruzione ben può contemplare lo spostamento di lieve entità rispetto al sedime originariamente occupato.

Nè rileva in senso negativo l’intervallo di tempo intercorso tra il crollo accidentale dell’edificio e l’avvio della ricostruzione.

Alla luce della richiamata definizione di ristrutturazione edilizia, l’elemento temporale assume infatti importanza soltanto laddove il proprietario non possa fornire la prova documentale certa della consistenza dell’immobile crollato e dello stato di fatto antecedente.

La sentenza del TAR Piemonte, sezione II, n. 1410 del 15 novembre 2016 è disponibile sul sito della Giustizia Amministrativa a questo indirizzo.

Sentenza segnalata dalla Camera Amministrativa dell'Insubria.

Oneri di urbanizzazione: la determinazione forfettaria non può prescindere dalla natura e dalla consistenza delle opere

Per gentile segnalazione e redazione dello studio legale Carrara di Sondrio.

Nel 1995 un privato presenta istanza di condono al Comune di Milano (il secondo condono edilizio ex L. n. 724/1994) per cambio destinazione d’uso – da produttivo a direzionale di un capannone - attuati tramite le seguenti opere: sostituzione pavimentazione, controsoffittatura per ospitare l’impianto di condizionamento e installazione di pareti in legno-vetro mobili.

Opere che oggi rientrerebbero nell’attività edilizia libera ex art. 6 T.U. Edilizia e nella categoria della manutenzione ordinaria.

Nel marzo 2011, 16 anni dopo, il Comune chiede un’integrazione documentale – certificazione antimafia; prova dell’avvenuta presentazione all’UTE della documentazione necessaria ai fini dell’accatastamento o della variazione catastale;  perizia giurata per abuso superiore a 450 metri cubi, ma non il computo metrico estimativo delle opere – per poi liquidare a carico del privato oneri economici pari ad oltre 90.000 euro, determinati in buona misura dall’applicazione di un criterio forfettario (moltiplicazione della superficie lorda di pavimento per 620 euro/mq) siccome previsto da una Delibera di Giunta Comunale del 1996 per il caso di mancata presentazione di computo metrico estimativo delle opere.

Impugnata la liquidazione degli oneri, eccependo preliminarmente la prescrizione della pretesa comunale e nel merito l’illegittimità di una liquidazione disancorata dalla reale (minore) consistenza delle opere realizzate, il TAR Milano (Sezione Seconda, sentenza 1315/2014) respingeva il ricorso confermando il criterio liquidatorio forfettario comunale così motivando:
Costituiva, [...], certamente un preciso onere delle ricorrenti, in occasione della presentazione dell’istanza finalizzata a sanare l’abuso, dichiarare dettagliatamente le opere eseguite e produrre il relativo computo metrico estimativo. Di tal che, non avendo a ciò provveduto, esse non possono oggi dolersi dell’applicazione di criteri forfettari, cui l’amministrazione è costretta inevitabilmente a fare ricorso al fine di pervenire comunque alla determinazione degli importi dovuti, colmando le lacune della domanda di condono.
Il privato ricorre al Consiglio di Stato lamentando:

  • la prescrizione della pretesa comunale;
  • l’errata qualificazione della fattispecie quale mutamento di destinazione con opere, vero che trattasi di opere irrilevanti sotto il profilo edilizio e rientranti nell’attività edilizia libera; 
  • in ogni caso, anche qualificandolo quale mutamento con opere,  la p.a. era tenuta – non vertendosi affatto in attività strettamente vincolata - a richiedere un’integrazione istruttoria al privato del computo metrico (così come l’A.C. ha ritenuto di fare in relazione ad altra documentazione), non potendo procedere ad una liquidazione disancorata dalla consistenza effettiva dell’intervento.

Con la sentenza segnalata, il Consiglio di Stato, escluso che potesse ritenersi maturata la prescrizione in presenza di documentazione incompleta (principio giurisprudenziale consolidato) e, qualificato l’intervento quale mutamento con opere, ha accolto nel merito l’appello affermando come
l’amministrazione abbia erroneamente proceduto ad una determinazione forfettaria dei costi dovuti senza considerare la reale natura e consistenza delle opere eseguite. In particolare il Comune avrebbe dovuto svolgere una adeguata istruttoria con eventuali richieste integrative alla società al fine di pervenire ad una quantificazione della somma dovuta che avesse come parametro di riferimento la effettiva natura delle opera eseguite.
Ricordato dal Consiglio di Stato che:

  • l'art. 5 della legge della Regione Lombardia 5 dicembre 1977, n. 30, applicabile ratione temporis, prevede che le modificazioni delle destinazioni d'uso comportano la corresponsione di un contributo commisurato sia alla eventuale maggior somma determinata in relazione alla nuova destinazione rispetto a quella che sarebbe dovuta per la destinazione precedente, sia alla quota dovuta per le opere relative ad edifici esistenti;
  • l'amministrazione comunale, per stabilire le concrete modalità e criteri di determinazione del contributo, ha adottato la deliberazione della Giunta n. 5471 del 1996;

i Giudici di Palazzo Spada affermano il principio secondo cui la determinazione forfettaria dei costi dovuti, pur ammessa, non può operare senza considerare la reale natura e consistenza delle opere eseguite.

Principio che trascende la fattispecie e che è destinato a superare eventuali disposizioni locali più restrittive o penalizzanti per il privato, come lo era per l’appunto la delibera di G.C. milanese del 1996 contemplante una determinazione forfettaria elevate in caso di mancata (spontanea) presentazione di computo estimativo.

Disposizioni che devono essere interpretate, in ogni caso, secondo i canoni della buona amministrazione e avendo a riferimento la reale consistenza delle opere.

Afferma infatti il Consiglio di Stato che:
Né varrebbe rilevare che la delibera di Giunta, sopra riportata, imporrebbe necessariamente la modalità di calcolo forfettaria in mancanza del deposito del computo metrico estimativo. L’atto amministrativo generale in esame, alla luce della sua formulazione letterale e all’esito di una interpretazione conforme ai canoni della buona amministrazione, non esclude l’obbligo per il Comune di effettuare una istruttoria, con eventuale coinvolgimento del privato, finalizzata a pervenire ad una decisione finale che tenga conto della reale situazione di fatto.
La sentenza n. 4706 del 14 luglio 2016 del Consiglio di Stato, sezione VI, è disponibile sul sito della Giustizia Amministrativa a questo indirizzo

Edifici di culto: la disciplina urbanistica lombarda dopo l’intervento della Corte costituzionale.

Su Urbanistica e appalti n. 7/2016 è stato pubblicato l'articolo a firma L. Spallino dal titolo "Edifici di culto: la disciplina urbanistica lombarda dopo l’intervento della Corte costituzionale", commento alla sentenza n. 63 del 23 febbraio 2016 (linkcon cui la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune delle disposizioni contenute nella legge della legge urbanistica della Regione Lombardia (L.R. n. 12 del 2005) in materia di edifici di culto.

E precisamente:
  • dell’art. 70, commi 2-bis, limitatamente alle parole «che presentano i seguenti requisiti:» e alle lettere a) e b), e 2-quater, della legge della Regione Lombardia 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), introdotti dall’art. 1, comma 1, lettera b), della legge della Regione Lombardia 3 febbraio 2015, n. 2, recante «Modifiche alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio) – Principi per la pianificazione delle attrezzature per servizi religiosi»; 
  • dell’art. 72, commi 4 e 7, lettera e), della legge reg. Lombardia n. 12 del 2005, introdotti dall’art. 1, comma 1, lettera c), della legge reg. Lombardia n. 2 del 2015;

Di seguito l'abstract dell'articolo:
Il principio di laicità implica non un atteggiamento di indifferenza di fronte all’esperienza religiosa, bensì l’impegno a salvaguardare la libertà di religione, in una situazione di pluralismo confessionale e culturale. La scelta della Regione Lombardia di intervenire sulla propria legislazione urbanistica differenziando i regimi previsti per la Chiesa cattolica e le confessioni religiose con intesa, da una parte, e le confessioni religiose senza intesa, dall’altra, è stata ritenuta dal giudice delle leggi non conforme alle previsioni costituzionali in materia di libertà religiosa. A seguito della sentenza n. 63 del 2016 l’impianto normativo lombardo per la realizzazione di edifici di culto resta tuttavia in vigore, sia pure da declinarsi nella sua attuazione pratica alla luce delle indicazioni fornite dalla stessa Corte, là dove questa ha inteso fornirne una lettura costituzionalmente orientata. 
Indice:

  • L’evoluzione della normativa lombarda in  materia di edifici di culto
  • La sent. n. 63/2016 della Corte  costituzionale
  • Il quadro pianificatorio lombardo  successivo all’intervento del giudice delle  leggi
  • Leva urbanistica e attribuzioni  costituzionali 

Consumo di suolo in Lombardia: la Giunta regionale approva i casi di esclusione

Con delibera n. X/5741 del 24 ottobre 2016 la Giunta regionale della Lombardia ha approvato la proposta di “Criteri di individuazione degli interventi pubblici  e di interesse pubblico o generale di rilevanza sovracomunale per i quali  non trovano applicazione le soglie di riduzione del consumo di suolo”.

La proposta, che viene inviata alla Presidenza del Consiglio Regionale ai fini dell’acquisizione del parere della competente commissione consiliare, costituisce applicazione dell’art. 2 comma 4, della l.r. 31/2014, a norma del quale la Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, definisce i criteri di individuazione degli interventi pubblici e di interesse pubblico o generale di rilevanza sovracomunale per i quali non trovano applicazione le soglie di riduzione del consumo di suolo di cui alla stessa l.r. 31/2014.

L'allegato A alla delibera contiene inoltre un elenco, non esaustivo, degli interventi pubblici e di interesse pubblico o generale di rilevanza sovracomunale per i quali possono non trovare applicazione le soglie di riduzione del consumo di suolo, in materia di Mobilità e trasporti, Edilizia e servizi pubblici, Edilizia sanitaria e scolastica, Opere per la difesa del suolo e per la sicurezza del territorio, opere di carattere ambientale e altre infrastrutture strategiche.

La delibera 24 ottobre 2016 n. X/5741 della Giunta regionale della Lombardia è disponibile a questo indirizzo.

Chiusura lunedì 31 ottobre 2016

In vista della festività del 1° novembre 2016, avvisiamo la clientela che lo studio rimarrà chiuso lunedì 31 ottobre 2016 e riaprirà mercoledì 2 ottobre.

Corte Costituzionale: è illegittima la L.R. Lombardia 7/2012 "salva" ristrutturazioni edilizie ante 30.11.2011 senza rispetto della sagoma

Con sentenza n. 224 del 20 ottobre 2016, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 17, comma 1, della L.R. Lombardia n. 7/2012.

Codice dei contratti (2006): decorso del termine per la sottoscrizione del contratto e responsabilità precontrattuale della P.A.

L'art. 11, comma 9, del D.lgs. n. 163/2006 dispone(va) che divenuta efficace l'aggiudicazione definitiva, e fatto salvo l'esercizio dei poteri di autotutela nei casi consentiti dalle norme vigenti, la stipulazione del contratto di appalto o di concessione dovesse avere luogo entro il termine di sessanta giorni, salvo diverso termine previsto nel bando o nell'invito ad offrire.

Telefonia fissa: limiti alla impugnazione delle previsioni di localizzazione degli strumenti urbanistici

Con sentenza n. 2067 del 31 agosto 2016 il TAR Campania, Salerno, precisa i limiti dell'impugnazione degli atti di pianificazione attraverso i quali le amministrazioni locali individuano specifiche zone destinate ad ospitare gli impianti fissi di telefonia cellulare.

Presupposti della class action nei confronti della Pubblica Amministrazione

Con sentenza 15 settembre 2016, n. 2175 il T.A.R. Palermo, chiamato ad esprimersi sul ricorso promosso da un gruppo di tassisti siciliani nei confronti della Regione, chiarisce i presupposti di ammissibilità della class action nei confronti della P.A. e i profili giurisdizionali in tema di concessioni di servizi.

Sanatoria paesaggistica: no a ampliamenti, box, piscine e strade asfaltate

Con sentenza n. 586 del 1° giugno 2016 la sezione I del T.A.R. Basilicata, Potenza, interviene in materia di sanatoria paesaggistica, sposando l'interpretazione restrittiva data dalla Soprintendenza nella circolare n. 33 del 26 giugno 2009 (link) dell'art. 167 del D.Lgs. 42/2004, secondo cui l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria non può essere rilasciata successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi, quando le opere realizzate abbiano determinato la creazione di superfici utili o volumi, ovvero l’aumento di quelli legittimamente realizzati.

Annullamento d'ufficio del titolo illegittimo: il termine dei 18 mesi rileva ai fini interpretativi anche se non applicabile retroattivamente

Con sentenza n. 3762 del 9 giugno 2016 la Sezione VI del Consiglio di Stato si pronuncia sui presupposti dell'annullamento in autotutela alla luce del limite temporale di 18 mesi introdotto dal Decreto Sblocca Italia del 2014.

ANAC: il parere non vincolante è impugnabile in uno con il provvedimento conformativo

Il parere reso da ANAC su richiesta della stazione appaltante è impugnabile dall'affidatario di opera pubblica nel momento in cui l'amministrazione lo fa proprio.
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